ISLAMABAD, 26 nov - Ci vorranno forse 20 anni, tanti soldi e la volontà di tutta la comunità internazionale per tentare di risolvere il problema mine in Afghanistan. «Il rischio è che una volta abbassata la soglia di attenzione del mondo sull'Afghanistan, questo Paese venga lasciato solo con i suoi problemi», spiega all'Adnkronos Stefano Calabretta, coordinatore del programma anti-sminamento di Intersos, una delle maggiori Ong italiane. «Prima dei bombardamenti le Nazioni Unite avevano previsto almeno dieci anni per bonificare il Paese, ora il problema è sicuramente peggiorato e non sappiamo in che misura».
Ad affiancare Calabretta e gli altri operatori di Intersos nella missione a Islamabad e negli incontri con i funzionari dell'Onu che coordinano i vari programmi per l'Afghanistan, c'è anche Fernando Termentini. Ex generale, capo di Stato Maggiore della Scuola Genio dell'Esercito, Termentini è da due anni direttore tecnico del programma sminamento di Intersos. «Due giorni fa ho visto alcune foto scattate dopo i bombardamenti, in un'area grande poco più di due campi di calcio c'erano almeno cinque cluster bomb visibili», spiega. Il problema maggiore e la "specialita" di Intersos sono proprio le cluster bomb inesplose, e con la migrazione di profughi che in questo momento attraversano il paese l'emergenza è drammatica».
Anche se gli americani fornissero le mappe dei bombardamenti, servirebbero a ben poco. Le cluster bomb usate in Afghanistan, infatti, non sono state sganciate solamente dagli aerei da caccia che per questa operazione operano generalmente a 100 metri di altezza, ma anche dai B52 che sganciano a cinquemila metri. «Le bombe in quel modo si disperdono in un raggio amplissimo - spiega Termentini - i fabbricanti sostengono che un 5% di cluster bomb rimane inesploso, in realtà la percentuale si avvicina al 15%. Se poi consideriamo che in ogni passaggio un B52 può arrivare a sganciare 16mila di queste bombe ci rendiamo conto delle dimensioni del problema».
Ai rischi del lavoro di sminamento in questo momento in Afghanistan si aggiungono quelli legati alla sicurezza di chi tenta di operare all'interno del paese. Ed è per questo che nelle previsioni di Intersos, l'azione di sminamento non inizierà prima del prossimo febbraio. L'azione dell'Ong italiana si concentrerà anche sul fronte degli aiuti umanitari ai profughi, circa diecimila, del campo di confine di Old Bagzai a Sud-Ovest di Jalalabad. Termentini rimpiange anche quella che considera un'etica della guerra andata perduta nelle guerre combattute da eserciti incontrollabili: «Quando ero ancora in servizio se il mio governo mi avesse chiesto di piazzare delle mine per fermare il nemico le avrei messe secondo le regole e al termine dell'emergenza avrei provveduto allo sminamento o avrei fornito le mappe dei campi minati. Ma ormai queste guerre vengono combattute da milizie che non hanno alcuna autorità superiore in grado di controllarle».
Marco Liconti (Adnkronos)