Armi di Distrazione di Massa

martedì, 15 novembre 2005 ¦ Permalink
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SPECIALE 11/9

Prima parte
 

L’USAF (L’U.S. AIR FORCE) ha una serie di regole ben collaudate per affrontare l’attività aerea non programmata. L’attivazione di queste non richiede ordini superiori. E’ una pratica di routine rispondere all’attività  aerea imprevista, intercettando gli aerei che danno problemi con aerei da caccia.

 E’ importante capire che l’intercettazione non implica necessariamente alcuna intenzione di abbattere l’aereo, sebbene crei l’opportunità di tale azione se ritenuta necessaria.

 Nella grande maggioranza dei casi che richiedono intercettazione, non viene percepita alcuna intenzione ostile da parte dell’aereo intercettato, e non si pensa affatto di abbatterlo.

 In questi casi, lo scopo dell’intercettazione include l’aiuto nelle comunicazioni o nelle difficoltà di navigazione, raccogliendo informazioni sulla situazione dell’aereo in difficoltà, un avvio necessario per le operazioni di soccorso, se dovessero essere necessarie nel caso di caduta, e protezione nel caso si pensi che possa essere minacciato da altro aereo ostile.

 Di questo vi sono numerosi esempi. Il recente caso di un passeggero che che si sostiene tentasse di di far esplodere un aereplano con esplosivo nascosto nelle scarpe, si è concluso con l’aeroplano scortato dai caccia. Non vi è mai stata alcuna intenzione di abbatterlo.

 Il giocatore di golf Payne Stewart morì col suo aereo schiantatosi al suolo dopo aver volato attraverso gli USA in maniera incontrollata. Si pensa che tutti coloro che erano a bordo fossero morti a causa di problemi pressurizzazione . L’aereo di Stewart venne intercettato e scortato durante gran parte del volo dai caccia non appena noto che vi fosse un problema.

 Gli USA hanno una rete di basi dell’aeronautica militare attraverso il paese che hanno lo scopo di fornire una ragionevole possibilità di essere in grado di intercettare, entro breve tempo, qualsiasi velivolo che dovesse richiedere tale azione. Naturalmente non è possibile garantire la copertura assoluta di tutti i possibili scenari ad ogni tempo e luogo, ma il sistema vi arriva molto vicino, come ci si può ragionevolmente aspettare.

 Vi è la prova incontrovertibile che la mattina dell’11 settembre questo sistema sia stato lasciato a terra, attraverso tutto il paese, e rimesso in moto solamente dopo gli attacchi.

 Ciascuno degli aerei dirottati doveva, e normalmente sarebbe successo, far scattare le procedure di intercettazione persino prima che fosse evidente che vi erano intenzioni ostili.

 Nel caso dei primi due aerei, si potrebbe argomentare che i caccia non sarebbero arrivati in tempo per completare l’intercettazione prima dell’impatto sul WTC, ma non vi è dubbio che in entrambe i casi i tentativi di intercettazione sarebbero stati già ben avviati all’ora in cui la collisione ebbe luogo. Non vi è  scusa per il fatto che l’intercettazione non venne nemmeno tentata.

 Nel caso degli altri due aerei non vi è assolutamente nessuna scusa per non averli intercettati prima del momento finale.

 Il caso dell’aeroplano che colpì il Pentagono è particolarmente spettacolare. Dopo aver saputo che l’aereo aveva un problema, fu nientemeno che in grado di cambiare rotta e dirigersi su Washington, per circa 45 minuti, volare oltre la Casa Bianca e schiantarsi sul Pentagono con nemmeno un tentativo di intercettazione, con due squadroni da caccia stazionati proprio a 10 miglia dal suo possibile bersaglio.

 A meno che non si pensi a complicità, tale scenario non è possibile con alcuno sforzo di immaginazione, nemmeno nel caso che quel giorno non fosse successo altro.

 Ulteriormente sensazionale aggiunta a questo scenario è il fatto che l’aereo compì azioni che normalmente avrebbero fatto scattare l’intercettazione di routine, dopo che un aereo si era schiantato contro il WTC.

 Inoltre, esso continuò a volare, senza nessun tentativo di intercettazione per circa altri 40 minuti dopo che il secondo aereo aveva colpito il WTC.

 Un raffronto eloquente: l’incidente del gennaio 2002, nel quale un ragazzo di 15 anni diresse un piccolo aereoplano verso la sede della Bank of America di Tampa, in Florida, dopo essere inaspettatamente decollato dalla scuola di volo senza autorizzazione:

 Secondo il Daily Telegraph di Sidney dell’8/1/2002 l’aereo rimase in aria per 9 minuti prima dello schianto. Questo fu sufficiente perché venisse inseguito da due aerei da caccia ed un elicottero militare. Essi non riuscirono ad impedire la caduta ma entrarono in azione molto rapidamente.

 Fatto: Nell’unico attacco sul suolo USA, con i caccia della difesa aerea in servizio permanente a 10 minuti, con almeno 40 minuti di preavviso, i militari USA permisero che il loro “centro nevralgico” venisse attaccato senza nemmeno tentare una reazione.

Vi sono precedenti di falle isolate nella sicurezza. L’Unione Sovietica venne messa in imbarazzo dall’intrusione di un aereoplano privato nella Piazza Rossa nel 1989. Venne data ampia copertura dai mezzi di informazione su come tale errore potesse essere accaduto, ma il fallimento molto più grande, deliberato oppure no, delle misure di sicurezza l’11/9, che ebbe tragiche conseguenze che non vi furono per l’incidente del 1989, non è stato affrontato come si sarebbe dovuto.

Ciò dovrebbe essere uno scandalo sia nazionale che internazionale.

 Se il successo degli attacchi in America è stato il risultato di impotenza dei militari o dei servizi di informazione americani, perche non vi è stata una completa pubblica inchiesta e rivelazione?

 Chi ha interesse nel trattenere informazioni e perché?

 E’ nell’interesse della sicurezza nazionale proteggere l’incompetente e/o il maligno cospiratore?

 Hanno (almeno) gli americani il diritto di sapere perché il loro gigantesco apparato militare è capace di scortare un errante giocatore di golf ma non di proteggere il Pentagono ed una delle più grandi città degli Stati Uniti?

 Conclusioni:

 I servizi di informazione americani per l’estero hanno fallito.

  I servizi di informazione americani per l’interno hanno fallito.

 La difesa aeronautica ha fallito.

 Domanda: Perché si dovrebbe credere che questo sia il risultato di incompetenza?

 Domanda: Dov’è l’esecrazione pubblica di tali inefficaci operazioni?

Domanda: Dove sono inchieste complete che mettano in evidenza tali fatti sulla stampa americana?

 Domanda: Dov’è l’indagine completa pubblica al Congresso?

Domanda: E se le tre istituzioni non fallirono, ma venne loro ordinato di non agire?

(continua)

2° Parte

notizia riportata da MindPrison ¦ commenti (17)
Commenti
#1   15 Novembre 2005 - 19:17
 
Sempre molto interessante passare da qui...
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#2   15 Novembre 2005 - 22:13
 
Se non lo conosci già, vatti a vedere l'ottimo dossier 11 settembre su www.luogocomune.net è fatto benissimo, quasi un libro documentatissimo
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#3   15 Novembre 2005 - 22:15
 
Mah, io fin dal primo momento ho avuto fortissimi dubbi!
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#4   15 Novembre 2005 - 22:16
 
ah... mi daresti il codice html del bannerino su falluja? tnx
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#5   16 Novembre 2005 - 02:17
 
sisi, conosco il sito e l'articolo. Ho intenzione di fare un lavoro simile ma con l'aggiunta di nuove informazioni e testimonianze, video e foto. E' 'na faticaccia...

Per il banner, c'è un problema. se ti copio la stringa quì, ti esce direttamente il banner... mandami una mail a marrison@hotmail.it che te lo mando.

Capitanread, è sempre un piacere la tua visita quì.
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#6   16 Novembre 2005 - 13:48
 
Si che vengo!
Ti ho già letto ieri sera...anzi notte.

Ma ieri splinder faceva casino e avevo già perso più di un commento.

Su questa cosa non sò cosa dire, non mi sono documentato, i problemi dei servizi segreti sono al di fuori della mia conoscenza.

Vorrei poter avere i piani di volo di quelle compagnie per studiarli. Le registrazioni delle scatole nere con i colloqui dei piloti. Le rotte effettuate. I dati da raccogliere sono tanti.
Uno dei motivi per i quali non sono stati abbattuti potrebbe essere che si è scelto il male minore.
Un aereo di quelli sul centro di una cittadina avrebbe fatto molti più danni.
Erano pieni di carburante.
Avevano chiesto di rientrare per un'avaria, chiesto un eroporto alternativo, non si sà e non si saprà mai fino a quando i documenti di bordo non saranno noti insieme alle registrazioni del controllo aereo (che non è sotto la giurisdizione dei militari).
Troppe cose per poter avere certezze, si possono solo fare più o meno fantasiose ipotesi.
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#7   16 Novembre 2005 - 14:04
 
il problema è che i tracciuati degli aerei, le scatole nere ecc non verranno mai rese pubbliche. Quanti anni ci vorranno per averne notizia? non ti pare che il lasso di tempo trascoso sia stato più che adeguato per pubblicare questi risultati?
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#8   16 Novembre 2005 - 16:05
 
Bè, se queste inchieste sono come quelle italiane non mi meraviglio. Comunque mi sembra strano che i grandi network americani non facciano loro un'inchiesta.
Figurati se non trovavano qualcosa così come quando fù per l'Iran gate.
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#9   16 Novembre 2005 - 17:24
 
Bisqui, le cose le hanno trovate, eccome.
Esistono moltissime inchieste in merito. (dai un'occhiata al video sul Pentagono, nella sezione dossier in alto a dx).

Solo che nemmeno la grande stampa americana è riuscita a superare l'opera di insabbiamento portata avanti dal governo. Anche perchè, chi ci ha provato, non ci ha rimesso il posto di lavoro. Ma la pelle...
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#10   16 Novembre 2005 - 18:17
 
bel blog. interessante.
sei linkato su .
saluti
ilpepiniere
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#11   16 Novembre 2005 - 19:12
 
Mindprison, ti consiglio (e consiglio a tutti) di leggere "Crossing the Rubicon" di Mike Ruppert. Il libro non è uscito in Italia (mi è toccato ordinarlo su Amazon Germania, spedizione solo 2 euro), ma veramente merita. In pratica l'eccelso Ruppert ha scoperto che l'11 Settembre erano in corso in tutto il Nordamerica delle esercitazioni che comprendevano falsi aerei dirottati. Di conseguenza, spiega dettagliatamente come mai nessuno sia intervenuto quando è stato dato l'allarme: prima pensavano all'esercitazione, poi non erano assolutamente in grado di distinguere sui radar gli aerei veri da quelli falsi.
Non serviva, insomma, avere per complice mezzo Norad, bastava bloccarlo con un'altra cosa...

saluti, e sempre ottimo lavoro!
utente anonimo

#12   16 Novembre 2005 - 19:16
 
Sono andati in Iraq per portare i diritti umani perché con Saddam non c'erano ... e invece hanno cambiato solo indirizzo! adesso invece degli sciiti e dei curdi si torturano i sunniti! Bel traguardo davvero!
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#13   16 Novembre 2005 - 23:18
 
...addirittura ci sono sempre più dati che provano le demolizione controllata delle torri...cioè prove, non semplici ipotesi di cospirazione..tenetevi forte perchè nel giro di poco tempo arriveranno sconvolgenti verità...e chissà i "maggiordomi" degli USA come sbiancheranno...
utente anonimo

#14   16 Novembre 2005 - 23:26
 
E una cosa vecchia ma te la posto lo stesso - Violazione dei diritti umani ----Quando poi l’attenzione si sposta all’Iraq, allora le testimonianze diventano talmente numerose, oltre che attendibili, da destare ben più che seri dubbi sulla volontà statunitense di rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. Una conferma arriva dal memorandum ottenuto dall’American Civil Liberties Union (Aclu), recentemente reso noto dalla Bbc. Nel settembre 2003 l’Aclu già denunciava ben 12 delle 29 tecniche di interrogatorio utilizzate nel carcere di Abu Ghraib come contrarie alle procedure contenute nei manuali delle forze armate e in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra.



Vi sono poi le denunce delle detenute irachene nello stesso carcere, passate completamente sotto silenzio da parte della stampa internazionale e confermate dal rapporto del generale Antonio Taguba. Le numerose testimonianze parlano di umiliazioni subite dalle detenute, di abusi sessuali e stupri ripetuti e sistematici, a seguito dei quali molte di loro sarebbero rimaste incinte. Secondo Amal Kadham Swadi, uno degli avvocati che rappresentano le detenute di Abu Ghraib, simili comportamenti non si limitano a questo carcere ma rappresentano la norma, andando ben al di là di semplici casi isolati.



Non dissimili sono le testimonianze raccolte dall’Iraqi Humanitarian League for Human Rights relativamente alla seconda prigione più grande del Paese, quella di Diwaniya, a dimostrazione di quanto poco si possa imputare ai soli comportamenti individuali un malcostume che affonda le sue motivazioni in strategie ben più elaborate e parte di un progetto complessivo. Un progetto che pone, ad esempio, in un’ottica particolare la pratica di non rendere pubblico il numero e l’identità dei detenuti: prigionieri fantasma, dei quali nessuno conosce l’esistenza, possono sparire facilmente senza lasciare traccia e senza che si debba rispondere della loro fine di fronte all’opinione pubblica internazionale o a qualche tribunale.



Come sarebbe dovuto accadere nel caso di Al Jamadi. La fotografia del suo cadavere, custodito in una busta di plastica piena di ghiaccio e attorniato da militari statunitensi sorridenti, ha accompagnato quelle delle sevizie di Abu Ghraib. Solo in seguito si è venuto a sapere che la morte di Al Jamadi era avvenuta a seguito di un tecnica particolare conosciuta come “impiccagione palestinese” che prevede la sospensione per i polsi ammanettati dietro la schiena come “posizione scomoda” da usare in sede di interrogatorio. Le “posizioni scomode”, come recita il Manuale Kubark, rientrano nell’ambito dei “metodi coercitivi leggeri”, eufemismi sottili per definire la pratica della tortura nella sua fase meno truculenta.



Interessante in merito è un articolo pubblicato nel novembre 2003 da Mark Bowden, collaboratore del mensile statunitense Atlantic Monthly. Nel suo pezzo Bowden sottolinea l’utilità di questo sistema, facendosi portavoce di una scuola di pensiero sempre più diffusa negli Stati Uniti, e non solo, e non necessariamente tra le frange più intransigenti dei cosiddetti neocons. “Anche se strazianti per la vittima - sostiene Bowden - queste tecniche generalmente non lasciano segni permanenti e non producono danni fisici duraturi”. Dunque, “un metodo che consenta di ottenere informazioni vitali senza infliggere a nessuno danni permanenti è non solo il migliore, ma sembra anche moralmente accettabile”.



D’altra parte Bowden non si fa scrupolo di giustificare simili attività nel nome della crociata contro il terrorismo intrapresa dagli Usa e dai loro “volenterosi” alleati. “La tortura - puntualizza ancora Bowden - è ripugnante. È un atto di crudeltà, uno strumento di oppressione politica antico e rozzo. Viene usata per terrorizzare le persone o per strappare confessioni a presunti colpevoli. È la classica scorciatoia degli investigatori pigri o incompetenti. Esempi orribili delle conseguenze della tortura sono catalogati e pubblicati ogni anno da Amnesty International, Human Rights Watch e altre organizzazioni che combattono questo tipo di abusi in tutto il mondo.



Non si può fare a meno di essere solidali con le loro vittime innocenti e impotenti. Ma (e qui scatta la giustificazione che ormai rende possibile di tutto, dalle guerre di aggressione alla violazione dei diritti umani più basilari, ndr) i terroristi rappresentano una questione più difficile. Sono casseforti in cui sono riposte informazioni che potrebbero salvare delle vite”. Questo significa che la tortura nei confronti di ogni presunto terrorista diventa non solo utile, moralmente accettabile, ma anche giusta e condivisibile. Non importa che la presunzione di innocenza sia uno dei capisaldi del diritto moderno, né che esistano norme a tutela dei diritti umani, né che - come diceva Cesare Beccaria già nel XVIII secolo - la tortura sia “il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti”, né, in ultimo, che di fronte alla natura e al carattere universale del diritto non si possano né si debbano fare dei distinguo, creare casi speciali, pena l’erosione delle basi e delle radici stesse del diritto.

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#15   17 Novembre 2005 - 01:35
 
anonimo, grazie x il consiglio. La questione sulle torri demolite l'affronto nei prossimi capitoli (non è certo finita quì).

Tisbe, come sempre interessante.
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#16   17 Novembre 2005 - 09:55
 
Hmmm, su questo argomento sono curioso di vedere cosa esce fuori... visto il brainstorming che sono capaci di stimolare questi argomenti, davvero non sono nella pelle dalla febbrile attesa!!
Per il resto, anche io come Bisquì vorrei trovare più elementi per poter costruire un giudizio al di là della fantapolitica, ma se poco poco ti conosco mind, credo che tra poco me li fornirai...o sbaglio?
;)

Giulio
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#17   17 Novembre 2005 - 10:17
 
un po' di pazienza miei cari...
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Commenti
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