niger gate | Armi di Distrazione di Massa

Nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro a Milano di Abu Omar
arrestati il dirigente del controspionaggio e il generale Pignero


Rapimento dell'imam, in manette
Mancini, numero 2 del Sismi


Richiesta di arresto anche per 4 cittadini Usa, uno è Jeff Castelli ex capo Cia in Italia
Le accuse vanno dal concorso in sequestro di persona aggravato all'abuso di potere




<B>Rapimento dell'imam, in manette<br>Mancini, numero 2 del Sismi</B>

Abu Omar, l'imam milanese sospettato di terrorismo



ROMA - In manette il direttore delle operazioni del Sismi, Marco Mancini, (praticamente il numero due del nostro controspionaggio diretto da Nicolò Pollari) e il generale Gustavo Pignero. Gli arresti sono avvenuti questa mattina su richiesta della procura milanese nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento - da parte di agenti Cia con l'appoggio del Sismi - dell'imam Abu Omar il 17 febbraio 2003. Marco Mancini è stato arrestato nella sua abitazione di Lugo di Romagna (Ravenna). Pignero - che all'epoca era il superiore di Mancini, allora responsabile dei centri Sismi del Nord Italia - si trova attualmente agli arresti domiciliari per problemi di salute. Le accuse vanno dal concorso in sequestro di persona aggravato all'abuso di potere.

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martedì, 25 aprile 2006 ¦ Permalink
categoria : niger gate
Un ex dirigente svela chi accreditò la montatura sulle armi di Saddam
Fu l'intelligence di Roma a fornire il rapporto che "accusava" l'Iraq

Nigergate, la Cia conferma
"C'è il Sismi dietro quelle carte"


<B>Nigergate, la Cia conferma <br>"C'è il Sismi dietro quelle carte"  </B>

ROMA - Le sedici parole di George W. Bush che denunciavano il riarmo nucleare iracheno e sono valse una guerra - "Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall'Africa" - erano fondate su una menzogna. Ad accreditare quella menzogna a Washington è stato, un mese dopo l'11 settembre, "un rapporto dell'intelligence militare italiana", il Sismi, "che dava conto dell'acquisto iracheno di 500 tonnellate di yellowcake (uranio grezzo) dal Niger". Le informazioni italiane erano false, erano costruite su documenti altrettanto falsi ed erano soprattutto le stesse in possesso degli inglesi. La Cia ne divenne presto consapevole, ma, alla Casa Bianca, "il presidente degli Stati Uniti, il suo vice Dick Cheney, l'allora consigliere per la sicurezza nazionale e oggi Segretario di Stato Condoleezza Rice" decisero di ignorare ciò che Langely aveva raccolto e che autorevolmente smontava quella menzogna.

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martedì, 28 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : guerra in iraq, curiosità, 9/11, niger gate, politica usa, cia gate, crimini cia
IRAQ: GUERRA DECISA IN ANTICIPO? CASA BIANCA NEGA

La Casa Bianca ha negato che il presidente George W. Bush aveva deciso la guerra in Iraq gia' a fine gennaio, due mesi prima dell'invasione, come ha invece scritto il New York Times. Mentre pubblicamente lanciava ultimatum a Saddam Hussein e coinvolgeva le Nazioni Unite - ha scritto il NYT - il presidente Usa aveva gia' deciso la guerra: l'Iraq sarebbe stato invaso, con o senza risoluzione Onu, indipendentemente dal fatto che Saddam avesso o meno armi di sterminio. La Casa Bianca era pronta anche a creare ad arte un incidente, com'era avvenuto nel 1964 nel golfo del Tonchino per motivare la guerra in Vietnam. E' quanto risulta da un appunto di cinque pagine sull'incontro del 31 gennaio 2003 alla Casa Bianca tra Bush e il premier britannico Tony Blair. Il promemoria porta la firma di David Manning, all'epoca consigliere diplomatico di Blair. Qualche mese fa erano gia' uscite indiscrezioni su alcuni brani, ma il New York Times ha visto tutto il documento e ne ha dato conto oggi. "Il resoconto non e' accurato", ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, il quale pero' non ha mentito l'esistenza dell'appunto. "Il ricorso alla forza era l'ultima opzione, ha aggiunto, "Abbiamo continuato a perseguire la soluzione diplomatica, ma prendemmo atto che era necessario prepararsi qualora avessimo dovuto fare ricorso alla forza. Il presidente ha cercato una soluzione diplomatica ed e' per questa ragione che andammo alle Nazioni Unite, per questa ragione approvammo una diciassettesima risoluzione che chiedeva al regime di chiarire, pena gravi conseguenze".

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